La qualità di vita del Coach
Scritto da Andrea il giugno 21, 2010 – 10:58 pm -Il mestiere del coach è uno dei mestieri più affascinanti che ci siano, ovviamente dal mio punto di vista.
Tanti mi chiedono come si fa a diventare coach, qual’ è stata la mia esperienza, che tipo di percorso ho fatto, ecc… e tanti vogliono intraprendere questa carriera perché hanno l’idea, che io confermo, che sia uno dei lavori che possa dare benessere, sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista personale.
Dà un sacco di soddisfazione il fatto di aiutare gli altri a migliorare la qualità della propria vita.
Quando le persone ti si rivolgono per migliorare qualcosa dal punto di vista lavorativo, personale, relazionale o quant’altro, il fatto di mettere sul tavolo le tue abilità, studiare insieme la strategia e arrivare alla fine ai risultati, è meraviglioso, , indipendentemente dalla carriera che farai.
C’è tuttavia un punto fondamentale che mi sento in dovere di toccare: la qualità di vita del coach stesso.
Conosco coach (perché sono amici) che dedicano molto tempo alla crescita altrui, ad aiutare le persone a migliorare, a dare ai propri clienti le capacità, degli strumenti che possono aiutarli a fare la differenza. Ma il punto fondamentale è che molto spesso il coach non si rende conto di quanto sia importante fare tutto questo per il primo cliente, la prima persona con cui ha a che fare tutti i giorni, cioè se stesso.
Essere coach di se stessi è una cosa importante e, ogni tanto, prendersi del tempo per sè, migliorarsi, fare un punto della situazione su quello che è il proprio percorso a mio avviso è fondamentale, esattamente come si vuole che il proprio cliente faccia.
Essere coach di se stessi non significa solamente leggere dei buoni libri o frequentare corsi; significa mettersi lì, magari con penna e foglio in mano e fare un punto della situazione su quella che è la propria situazione nelle aree principali della propria vita…e se non si è soddisfatti agire di conseguenza!
Dico questo perché ci sono clienti soddisfatti in giro, che grazie al lavoro con quel coach ha aumentato i guadagni, ha migliorato le sue relazioni, si è concesso una meritata vacanza o ha ritrovato salute e forma fisica…e poi il loro coach vive in autostrada,in treno o in aereo, non dorme mai, è spesso da solo perché non ha il tempo di coltivare relazioni extra lavorative, è in sovrappeso, lo guardi in faccia e ti rendi conto che l’acqua delle mozzarelle esprime più energia di lui.
Certo guadagna bene, ma magari la loro qualità di vita non è altrettanto buona, o addirittura non è altrettanto sufficiente.
Sento coach che sanno cosa dire, o fanno fare alle proprie persone un certo tipo di scelte, un certo tipo di percorsi, però loro stessi non si rendono conto che magari stanno perdendo un sacco di tempo dedicandosi solo ed esclusivamente al lavoro e non si prendono del tempo per sé e per la propria salute, per la propria forma fisica, per il proprio benessere finanziario e relazionale.
Che soddisfazione quando una persona ti dice:“grazie a te sono riuscito a migliorare il mio tempo, riesco a vivere bene, mi sento bene, mi sento in forma” , ma credo sia ancora più soddisfacente quando ti senti dire: “sono riuscito a fare questo perchè in te vedo un modello da seguire”.
Quello che vorrei sottolineare è l’importanza del guidare con l’esempio, anche in questo senso; le persone, molto spesso, non fanno quello che gli viene detto di fare però osservano molto quello che il coach stesso fa.
Sant’Agostino diceva “le parole volano, l’ esempio trascina”.
L’invito che faccio, a me stesso in primis, è di valutare bene che possiamo essere degli esempi per la vita di altre persone, ma possiamo essere un esempio soprattutto sulla nostra qualità di vita.
E’ la cosa più importante, il resto è secondario.

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