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DISTINGUERSI!!!
Scritto da Andrea il luglio 7, 2010 – 11:40 pm -Ricevo un sacco di e-mail dove le persone mi chiedono consigli riguardanti la seduzione e mi viene da sorridere perché sembra una specie di posta del cuore
.
In questo post voglio parlare di un argomento che spesso mi viene posto come domanda: distinguersi.
La domanda che mi fanno le persone è: “ma senti un po’, quando tu parli di distinguersi, cosa intendi? Vuol dire che mi devo vestire in un certo modo, vuol dire che mi devo far notare, vuol dire che devo in qualche modo stupirla?”
Quando dico che è importante “distinguersi”, significa veramente avere un certo tipo di atteggiamento che ti distingue dalla massa. Con questo non intendo il fatto di “agghindarsi” o vestirsi in un certo modo soprattutto se quel modo di vestire non gli appartiene.Certamente, se una persona andasse in giro con un cappello con la piuma di struzzo, vestito in maniera fluorescente, probabilmente si distinguerebbe dalla massa, però penso non sia una così bella figura, a meno che quello non sia il suo stile.
Allo stesso modo, se sei abituato a vestirti in giacca e cravatta, vestirti in jeans con il cappello e gli stivali da cow-boy probabilmente non è il tuo stile.
D’altra parte se sei abituato a vestire in abito sportivo e ti senti a tuo agio così, metterti in giacca e cravatta (perché vuoi metterti “il vestito della festa” :-O ) non è il massimo della vita, e comunque sarebbe un modo di distinguersi totalmente esteriore.
Distinguersi dalla massa significa pensare in modo differente rispetto agli altri, con il massimo rispetto verso le persone, fare cose che gli altri, per mille pare, non farebbero.
Racconto, nel libro, l’esempio del mio amico Lele che, quando voleva conoscere una ragazza,anche se era attorniata da “pretendenti”, lui semplicemente andava da lei, le diceva 2 cose, la voleva conoscere, la conosceva, non aveva strategie di nessun tipo, quantomeno questa era la sua strategia e 90 su 100 usciva con il numero di telefono ( tra l’altro vero
).
Il suo, ti assicuro, era un bel modo di distinguersi!
Ora so che probabilmente ti stai chiedendo: “scusa che modo di distinguersi è?In fin dei conti va là a chiederle il numero di telefono”.
Certo!
E’ questo il modo di distinguersi,cioè che la maggior parte della gente non ha il coraggio di fare questo.
La maggior parte degli uomini, che io conosco, non ha il coraggio di andare da una ragazza a dirle semplicemente quello che sente e quello che desidera, ma si comporta come la maggior parte della massa:
inventa un sacco di storie, un sacco di “artifizi” (cosa che peraltro le donne conoscono a memoria) e quando chiedo ai corsi di seduzione: “donne, in quanto tempo capite quando un uomo ci proverà?”, la risposta non arriva mai ai 5 secondi.
Quindi, tendenzialmente gli uomini cosa fanno? Utilizzano strategie trite e ritrite e quindi poco efficaci ma tutti quanti le utilizzano quindi non si distinguono (Naturalmente non mi riferisco a te che leggi ma ai tuoi amici
).
Nel momento in cui uno è se stesso, ha il coraggio di essere se stesso, di dire quello che pensa, nel modo più educato possibile, e ha il coraggio di vivere le proprie emozioni esattamente come vuole viverle, ecco che si distingue, si distingue agli occhi di se stesso, si distingue agli occhi della donna.
E questa malsana abitudine molto spesso la si porta anche in ambito lavorativo.
Nei corsi di seduzione “aziendali” (eh sì la seduzione è ottima per aumentare il numero di clienti
) utilizzo le stesse dinamiche del rapporto uomo-donna e, cosa non difficile a credersi, guarda caso,le dinamiche sono le stesse.
Se hai paura a chiedere ciò che vuoi veramente, a mostrarti per come sei, e utilizzi delle tattiche “fittizie”, i risultati saranno lo specchio di quelle tattiche.
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Come stare bene ogni giorno
Scritto da Andrea il giugno 24, 2010 – 3:27 am -Spesso persone mi chiedono se la PNL serve per eliminare sensazioni negative, paure o stati d’animo negativi e la mia prima risposta è: no!
Non perché non serva anche a quello, anzi chiunque, un minimo esperto di PNL, sa che ci sono un sacco di strategie che servono per eliminare paure, fobie, vincere momenti negativi ecc. ecc.
Il fatto è che le persone si focalizzano solo su quell’aspetto, non considerando un aspetto ancora più importante, un presupposto nascosto, che se tu vuoi eliminare quella sensazione negativa, significa che, per tanto tempo, nella tua giornata, sei concentrato su una sensazione e il nostro cervello funziona come un acceleratore di risultati anche negativi.
Cosa voglio dire?
Se continui a pensare al fatto che non stai bene, che una cosa non va, quell’altra non va bene, quell’altra ancora non va, ecc. di fatto non stai facendo altro che amplificare quella sensazione negativa dentro di te e più ne parli più questa cosa si amplifica.
Attenzione, non intendo sostenere che “basta non parlarne e sbattersene le palle e quindi non la vivrai”.
Voglio dire che per eliminare una sensazione negativa, oltre ad eliminare quella sensazione, bisognerebbe essere superallenati e quindi essere un amplificatore, un acceleratore di risultati di sensazioni positive.
Spesso io prendo come esempio i bambini.
I bambini tutto questo lo sanno fare benissimo: che per loro essere gioiosi, divertirsi, essere entusiasti di qualcosa è la cosa più normale del mondo.
Poi crescendo si trovano mille buone ragioni, ottime ragioni per non essere più così.
Ora, ognuno di noi vive, durante la giornata, dei momenti in cui può sentirsi bene e, se non li vive perché spera, cerca sempre la soluzione all’esterno.
Ma si può vivere in ogni momento quella sensazione, basta volerlo: un film, una canzone che ci ricorda momenti piacevoli, qualcosa che può essere, arrivare dall’esterno e che ci può aiutare a vivere momenti piacevoli oppure con l’aiuto di qualche semplice strumento di PNL anche sapere come fare per generare sensazioni estremamente piacevoli dentro di sè.
Ai corsi racconto la storia di uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, Byorn Borg.

E’ stato un fuoriclasse, una leggenda nel mondo del tennis soprattutto nei tornei di Wimbledon pur avendo un punto molto debole, un rovescio terribile (terribile per quei livelli di gioco).Molti pensavano che per arrivare ad essere il fuoriclasse che poi è stato si fosse allenato moltissimo, per tantissime ore, su quel rovescio al fine di migliorare il suo punto debole.
In realtà quello che l’allenatore di Borg fece fu abbastanza particolare:
Il suo colpo risolutore era il dritto quindi quello che fecero fu di allenare così tante volte, dedicare il massimo dell’energia, del tempo, degli allenamenti a migliorare, migliorare e amplificare quello che era il suo punto di forza,la sua arma vincente, così da non dover usare il rovescio.
E’ una strada sicuramente quella di cercare di migliorare i propri punti deboli e se ti porta i risultati che vuoi, ben venga.
C’è un’altra strada che ti invito a percorrere.
E’ quella di fare in modo che i tuoi punti di forza siano il massimo che possono essere.
Quindi l’esercizio che ti propongo (che puoi trovare, insieme a molti altri, anche all’interno del mio libro
) ti potrà aiutare non tanto ad eliminare delle sensazioni negative, quanto ad amplificare delle sensazioni positive.
Ad una condizione però: che questo breve, piccolo esercizio tu possa replicarlo tutti i giorni, almeno 2 volte al giorno. E’ un esercizio di 5 minuti , non ti serve fare altro, però tu tutti i giorni cerca di avere la disciplina per allenarti con questo breve esercizio.
Buon lavoro.
I 5 PASSI PER UN ATTEGGIAMENTO STRAORDINARIO
L’esercizio che ti propongo di fare ti sarà utile a creare istantaneamente quell’atteggiamento che ti serve per sentirti bene ogni giorno.Leggi prima l’esercizio fino alla fine e poi fallo ad occhi chiusi, ti aiuterà a concentrarti meglio su ciò che stai facendo.
Le chiavi per fare bene questo esercizio son la VELOCITA’ e l’INTENSITA’.
1- Ripensa a un momento della tua vita in cui ti sei sentito sicuro, deciso e coraggioso. Un episodio qualsiasi, può essere un premio che hai vinto da ragazzo quando praticavi sport, un bel voto a scuola, una gara di corsa, qualsiasi cosa.
2- Guardati da fuori, come se stessi guardando un film, e nota tutto ciò che puoi notare di te stesso: come respiravi, cosa vedevi, com’era la tua espressione facciale, la tua postura, la tua gestualità. Cosa dicevi a te stesso, con che tono di voce. E cosa provavi in quel momento.
3- Entra dentro quell’immagine come se vedessi attraverso i tuoi occhi. Vedi ciò che puoi vedere, ascolta tutto ciò che puoi ascoltare e senti, prova, vivi con tutto te stesso tutte quelle meravigliose sensazioni che stai vivendo. E mentre fai questo unisci pollice e indice della tua mano destra per 5 secondi e poi lascia andare. Ora ripeti il passo 3 una seconda, una terza e una quarta volta, aumentando sempre di più quelle sensazioni e stringendo indice e pollice per 5 secondi ogni volta.
4- Pensa ora a una situazione in cui ti vorresti sentire più sicuro, deciso e coraggioso. Guarda dall’esterno quella situazione, come se ti vedessi in un film e prima che inizi quella situazione rimettiti nella stessa postura e unisci pollice e indice e nota come cambia l’immagine di te stesso.
5- Entra ora in quell’immagine stringendo indice e pollice e vivi con totale sicurezza, decisione e coraggio quella situazione. Nota cosa è cambiato dentro di te, come ti senti meglio, come ti senti padrone della situazione.
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La qualità di vita del Coach
Scritto da Andrea il giugno 21, 2010 – 10:58 pm -Il mestiere del coach è uno dei mestieri più affascinanti che ci siano, ovviamente dal mio punto di vista.
Tanti mi chiedono come si fa a diventare coach, qual’ è stata la mia esperienza, che tipo di percorso ho fatto, ecc… e tanti vogliono intraprendere questa carriera perché hanno l’idea, che io confermo, che sia uno dei lavori che possa dare benessere, sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista personale.
Dà un sacco di soddisfazione il fatto di aiutare gli altri a migliorare la qualità della propria vita.
Quando le persone ti si rivolgono per migliorare qualcosa dal punto di vista lavorativo, personale, relazionale o quant’altro, il fatto di mettere sul tavolo le tue abilità, studiare insieme la strategia e arrivare alla fine ai risultati, è meraviglioso, , indipendentemente dalla carriera che farai.
C’è tuttavia un punto fondamentale che mi sento in dovere di toccare: la qualità di vita del coach stesso.
Conosco coach (perché sono amici) che dedicano molto tempo alla crescita altrui, ad aiutare le persone a migliorare, a dare ai propri clienti le capacità, degli strumenti che possono aiutarli a fare la differenza. Ma il punto fondamentale è che molto spesso il coach non si rende conto di quanto sia importante fare tutto questo per il primo cliente, la prima persona con cui ha a che fare tutti i giorni, cioè se stesso.
Essere coach di se stessi è una cosa importante e, ogni tanto, prendersi del tempo per sè, migliorarsi, fare un punto della situazione su quello che è il proprio percorso a mio avviso è fondamentale, esattamente come si vuole che il proprio cliente faccia.
Essere coach di se stessi non significa solamente leggere dei buoni libri o frequentare corsi; significa mettersi lì, magari con penna e foglio in mano e fare un punto della situazione su quella che è la propria situazione nelle aree principali della propria vita…e se non si è soddisfatti agire di conseguenza!
Dico questo perché ci sono clienti soddisfatti in giro, che grazie al lavoro con quel coach ha aumentato i guadagni, ha migliorato le sue relazioni, si è concesso una meritata vacanza o ha ritrovato salute e forma fisica…e poi il loro coach vive in autostrada,in treno o in aereo, non dorme mai, è spesso da solo perché non ha il tempo di coltivare relazioni extra lavorative, è in sovrappeso, lo guardi in faccia e ti rendi conto che l’acqua delle mozzarelle esprime più energia di lui.
Certo guadagna bene, ma magari la loro qualità di vita non è altrettanto buona, o addirittura non è altrettanto sufficiente.
Sento coach che sanno cosa dire, o fanno fare alle proprie persone un certo tipo di scelte, un certo tipo di percorsi, però loro stessi non si rendono conto che magari stanno perdendo un sacco di tempo dedicandosi solo ed esclusivamente al lavoro e non si prendono del tempo per sé e per la propria salute, per la propria forma fisica, per il proprio benessere finanziario e relazionale.
Che soddisfazione quando una persona ti dice:“grazie a te sono riuscito a migliorare il mio tempo, riesco a vivere bene, mi sento bene, mi sento in forma” , ma credo sia ancora più soddisfacente quando ti senti dire: “sono riuscito a fare questo perchè in te vedo un modello da seguire”.
Quello che vorrei sottolineare è l’importanza del guidare con l’esempio, anche in questo senso; le persone, molto spesso, non fanno quello che gli viene detto di fare però osservano molto quello che il coach stesso fa.
Sant’Agostino diceva “le parole volano, l’ esempio trascina”.
L’invito che faccio, a me stesso in primis, è di valutare bene che possiamo essere degli esempi per la vita di altre persone, ma possiamo essere un esempio soprattutto sulla nostra qualità di vita.
E’ la cosa più importante, il resto è secondario.

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Vincenzo Andraous: dal buio alla rinascita (da leggere cercando di non giudicare)
Scritto da Andrea il giugno 16, 2010 – 2:34 pm -Qualche giorno fa ho conosciuto un personaggio, direi ,“molto particolare”.
Questo personaggio ha scritto alcune pagine di cronaca nera, diciamo che è un personaggio che ha vissuto due vite e forse anche di più, un personaggio che è entrato nella storia della cronaca nera italiana grazie o a causa di fatti molto brutti nel senso che,come si definisce lui nel titolo di uno dei suoi 12 libri, è un assassino.
“Autobiografia di un assassino”, è un libro molto crudo, dove l’autore, con grande sincerità, descrive la propria vita, racconta quello che ha fatto e lo racconta con molta onestà, senza lasciar trasparire né un macabro narcisismo per i delitti commessi, né un finto pentimento, semplicemente racconta la vita vissuta con trasparenza, anche perché sono fatti di cronaca riportati.
L’ho voluto incontrare perché, oltre ad essere io studioso ed appassionato di tutto quello che riguarda la criminalità degli anni ’70, la cosa che mi ha colpito dquesi più è stato il fatto che ta persona ha voluto o meglio, ha sfruttato un’occasione molto importante, cioè quella di far tesoro di tutte quelle che sono le esperienze negative della sua vita per dare una mano al prossimo, per dare una mano a chi rischia di vivere una vita come quella che lui ha vissuto.
Lui si chiama Vincenzo Andraous .
Non sto qua a parlare della sua vita, l’ha fatto lui molto bene, e nessuno più di lui può descrivere la sua persona.
La prima domanda che gli ho fatto è stata: “quanti anni hai?” e lui mi ha risposto:”son del ’54 e quindi ho 56 anni”.
La seconda domanda è stata “quanto tempo hai fatto in carcere?” e lui mi ha detto:”tra una cosa e l’altra sono 40 anni di carcere”.
E’ curioso perché lui ha scritto sul suo libretto “FINE PENA: MAI” , infatti sta scontando l’ergastolo.
E’ strano per me parlare di Vincenzo, perché quando racconti pubblicamente quello che hai provato è facile essere travisati: a pranzo con lui in un ristorante mi rendevo conto di essere davanti ad uno dei più spietati rapinatori e killer, evaso 4 volte, tanti omicidi.
La domanda, ovviamente, può nascere spontanea “cosa ci fa uno, che ha l’ergastolo, libero, in un ristorante a pranzo con delle persone?”
“Ci fa” perché ormai da una quindicina d’anni questa persona, e sottolineo questa persona,ha dedicato la sua vita ad aiutare dei ragazzi (a Pavia c’è il centro chiamato “La Casa del Giovane”). E’ un counselor in sviluppo e gestione risorse umane, un tutor, esce al mattino dal carcere e rientra la sera e durante la giornata si dedica ai suoi ragazzi, in maniera molto pratica: persone che hanno problemi di tossicodipendenza, persone che hanno problemi con la giustizia, e il fatto di essere sulla “cattedra del colpevole” fa la differenza.
Lui ha buttato via la sua vita perché passare 40 anni di 56 in carcere è segno che significa non vivere una bella vita, però da un lato c’è una sorta di “ammirazione” da parte mia, non per la sua vita precedente, ma per il fatto di vedere in questa persona, che racconta con molta onestà quello che ha vissuto, le colpe che ha, e, nonostante questo, sapendo di non poter tornare indietro a cancellare quello che ha fatto, cercare di guardare avanti nel modo migliore possibile.
Ripeto, è stato veramente molto onesto con me, e credo che un messaggio importante, un insegnamento importante sia cercare di capire che tipo di persona è una persona come Vincenzo, una persona che dà tanto, forse grazie ai suoi perché, forse a causa di quello che è successo, o grazie e a causa di quello che è successo con una decisa capacità di mettersi in discussione.
L’intelligenza,la cultura e le capacità ora messe al servizio del bene lo stanno portando a rendere un servizio molto importante. Sono veramente molto curioso di poter avere a che fare con lui, sono veramente molto motivato nel poter proseguire questa nostra collaborazione e lo ringrazio per quello che mi ha raccontato, lo ringrazio per essersi mostrato esattamente per com’è, senza nascondere niente, senza aver fatto il fenomeno, senza aver fatto il pentito o, in qualche modo senza essersi nascosto dietro ad un’infanzia difficile, alla povertà ecc. ecc.
Invito a leggere i suoi libri, sia la sua storia se lo trovate ancora, sia l’ultimo libro “Vittime e carnefici, tutti intorno stanno gli indifferenti”.
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E’ tempo per noi!
Scritto da Andrea il giugno 15, 2010 – 7:28 am -Beata tecnologia!!
Ho scoperto l’acqua calda, ma… sai quelle cose che quando le scopri ti senti veramente importante, ti senti orgoglioso?
Io dico sempre che sto alla tecnologia come sto agli shampoo, a differenza del mio amico Max Bindi che, con grande maestria, sfrutta tutte le meraviglie tecnologiche, anche quelle che ancora non esistono.
Max, oltre ad essere un trainer eccezionale, credo che sia talmente avanti su certe cose che a confronto Steve Jobs è un dilettante.
Perché cito Max?
Perché mentre “parlo” in macchina, in autostrada (mentre scrivo dovrei dire) verso Pavia, ho sfruttato una delle cose più importanti dal punto di vista della gestione del tempo.
Il mio amico Max è autore di un video molto bello sulla gestione del tempo, preso dal libro “Detto, Fatto” di David Allen e oggi nelle 2 ore di strada da Carrara a Pavia sto facendo un po’ il punto della situazione in virtù delle cose da fare, degli articoli da scrivere e delle email da mandare.
Quindi, non sapendo come fare e avendo paura di dimenticare qualche cosa, mi sono detto “devo segnarmeli in qualche modo”. Prendo il mio I-PHONE e decido di registrare a voce degli appunti, delle tracce come promemoria per ricordarmi determinate cose.
“Già che ci sono”, mi dico, “vediamo un attimino che cosa si riesce a fare”.
Non avevo mai sfruttato la funzione registratore se non per registrare mio figlio in qualche sua “performance canora”, cosa molto divertente, però pensavo che durasse 1 minuto, al massimo 2.
Con mia grande sorpresa, ho scritto, o meglio, registrato, degli articoli e ho completato 3 e-mail (che ho prontamente spedito via mail alla “Frank”, la mia assistente) che sono state mandate a destinazione.
Quindi, praticamente, in un’oretta di viaggio ho scritto già 5 articoli senza neanche doverci pensare più, o quantomeno, dovranno solo essere messi a posto.
Questo è il vero potere di una gestione gestione efficace del tempo.
Tante volte le persone si lamentano del fatto che non hanno tempo per le cose importanti, che non hanno tempo per questo, per quello, che devono pensare a mille cose.
Ho abbastanza esperienza per affermare che il tempo è veramente una questione mentale, e non solamente una questione pratica.
Il tempo è l’unica cosa giusta a questo mondo: abbiamo tutti 24 ore a disposizione.
Se soltanto ci rendessimo conto di quanti minuti, di quante ore perdiamo durante la giornata, di quanti tempi morti abbiamo che possono essere sfruttati nel modo migliore, ecco che allora l’atteggiamento mentale cambierebbe, i risultati cambierebbero.
Tra le cose che amo molto, ci sono dei piccoli sistemi importanti da considerare:
1- sfruttare i tempi morti, come dicevo prima. Chi viaggia molto in macchina, ad esempio ha tanto tempo a disposizione.
2- sfruttare la tecnologia. Io parlo dell’I-PHONE, sono innamorato dell’I-PHONE per quello che dà, per quello che può fare, per le applicazioni che possono essere veramente molto utili. Il solo fatto di riuscire a fare 5 o 6 cose importanti mentre guido (con l’auricolare J ) è un grosso vantaggio.
3- Sfruttare il computer. Gestire al meglio le email, gestire le telefonate, il calendario.
4- svegliarsi presto al mattino.Il mattino ha veramente l’oro in bocca. Personalmente sono tra quelli che ama svegliarsi presto. Se sei una persona che lavora e ha voglia di produrre dei risultati o se volessi soltanto migliorare la qualità della tua vita, sfruttare il mattino prima della sveglia di tutti gli altri è importante.
Dalle 6 ( ma può essere anche prima
) alle 9 (quando il mondo si sveglia in termini professionali) puoi mettere a posto del lavoro, o puoi iniziare a lavorare, sbrigare faccende cartacee o burocratiche, puoi andare in palestra, puoi goderti dei momenti di relax, puoi fare quello che vuoi.
Naturalmente tutto questo richiede disciplina.
Ho ragione di credere che le persone che gestiscono bene il loro tempo siano persone disciplinate. Non lasciano che sia il tempo a decidere per loro. I “senza tempo”, invece, vivono così perchè non sono disciplinate nella gestione del proprio tempo.
Fortunatamente c’è il tempo per imparare anche questo
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Detto, fatto!
L’arte dell’efficienza. Organizzare le informazioni, gestire gli impegni, perfezionare il rendimento, godere di maggiore libertà David Allen |
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Ciao Davide!
Scritto da Andrea il giugno 9, 2010 – 4:43 am -Ho avuto una terribile notizia oggi.
Un ragazzo che conoscevo da quando ero piccolo, un ragazzo di 39 anni, si è tolto la vita. Era la quarta volta che tentava di farlo nel corso di questi anni.
Non era un amico, o quanto meno, non nell’accezione “frequentativa” del termine. Siamo cresciuti nella stessa strada, abbiamo frequentato lo stesso oratorio e avevamo un pò di amici in comune, ma, nonostante solo 2 anni di differenza, non ci siamo mai “conosciuti”.
Sono quelle conoscenze che non si sono mai sviluppate, conosci una persona da 30 anni, sai chi è, dove abita, la vedi crescere parallelamente a te, ci giochi a pallone in strada (quando si poteva ancora a fare), ma tutto rimane lì, nel superficiale.
Potrei non scrivere nulla di Davide, in fin dei conti, le nostre strade non si sono mai incrociate. Non abbiamo mai avuto modo di parlare, di sapere come andava, cosa stessimo facendo. Inoltre, da 20 anni non vivevamo neanche più nella stessa via. Certo, i suoi genitori, una decina di anni fa, erano venuti ad abitare vicino a dove stava mia madre, e quando andavo a trovarla mi capitava di rivederli e qualche volta di rivedere anche lui.
In quegli anni, insieme alla moglie aveva iniziato un’esperienza nel MLM con Herbalife, e sapendo del mio lavoro, mi avevano parlato dei corsi che stavano facendo, di quello che stavano imparando, dei loro responsabili, che conoscevo, e della motivazione che avevano a continuare. Sapendo cosa stava passando in termini economici e di salute ero contento, perchè sapevo che quella poteva essere una strada che li avrebbe potuti aiutare…ma tutto questo non durò.
Ripeto, potrei non scrivere nulla di Davide per mille motivi e invece l’ho fatto.
L’ho fatto perchè mi dispiace tanto quello che è successo. L’ho fatto perchè questa sua scelta mi ha colpito nel cuore. L’ho fatto perchè forse è un modo, per me, per farmi passare questa strana sensazione di dolore/incredulità/rabbia/stupore/vuoto che sento dentro. L’ho fatto perchè, quando succedono queste cose, i “se” e i “ma” la fanno da padrone. L’ho fatto perchè era una brava persona.
Ciao Davide.
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Il potere dell’ambiente
Scritto da Andrea il giugno 2, 2010 – 8:29 pm -Mi sono preso 2 giorni di vacanza e, approfittando della festa della Repubblica, sono venuto a Pavia con mio figlio Micky.

Chi mi conosce sa quanto io ami la mia città natale (è perchè non ci abito?
) e passare un pò di tempo tra il Ticino, il ponte e i vecchi amici è sempre un toccasana.
Inoltre, ogni volta che posso, ne approfitto per andare ad allenarmi in palestra dal mio amico Corrado.
E proprio stamattina ho avuto la piacevole conferma di quanto sostengo durante i corsi: il potere di un ambiente motivante è fondamentale.
Certo, se uno ama allenarsi lo fa anche in condizioni estreme e senza supporti e benefici esterni. La vera motivazione è dentro di noi, tutto ciò di cui abbiamo bisogno anche, ecc, ecc.
Ma, come dice Robert Dilts nel libro “i livelli di pensiero” l’ambiente è parte importante della tua crescita e della tua vita.
Spesso parlo con persone che si lamentano di non avere un ambiente adatto alla loro crescita, al loro sviluppo personale o professionale, ecc. Non è sicuramente una buona scusa questa per non impegnarsi a fondo verso un obiettivo o un risultato importante, ma creare, o frequentare, un ambiente esterno che ti supporti aiuta tantissimo.
Una casa che parli di te, di come sei e di chi sei.
Un ufficio che parli di quello che vuoi.
Una palestra che ti ispiri, che ti spinga ad allenarti e ad essere in forma
Un gruppo dei pari (amici, colleghi, squadra) che ti sostenga, ti motivi e ti faccia crescere.
Quindi tutto quello che può darti ogni giorno quella motivazione, quella gioia, quella determinazione che ti spinge a migliorare la qualità della tua vita.
Nella palestra di Corrado io trovo tutto questo, grazie alla sua congruenza, alla preparazione dei suoi istruttori, alla dedizione quotidiana che gli ha permesso di creare una struttura, anche esteticamente molto bella… e soprattutto alla passione e alla professionalità che contraddistingue tutto il Team.
Ogni volta che vado da loro mi rigenero, non solo fisicamente.
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Salone del Divorzio???
Scritto da Andrea il maggio 10, 2010 – 10:39 pm -Negli ultimi 2 giorni ho partecipato a un evento unico nel suo genere e molto particolare: Il salone del divorzio.
E’ stata la prima edizione italiana e, se all’inizio mi dichiaravo un pò scettico circa la cosa, devo ammettere che è stata una delle esperienze più curiose e positive che abbia vissuto.
Quando Federica (ufficio stampa della casa editrice Lindau) mi ha proposto la cosa i dicevo: “ma che cavolata è?” “Chi potrà mai essere interessato a venire a una fiera del divorzio?”
E i commenti si sprecavano: “già uno sta male di suo, non ha mica voglia di andare a fare una fiera…” ecc. ecc.
Federica è stata molto brava a lavorarmi ai fianchi, col suo modo di fare così gentile e sintonico, pian piano, senza forzare, mi ha fatto vedere tutti i vantaggi che potevo avere dalla cosa, i benefici che potevo sfruttare e le partnership che potevo creare visto che, avendo molto spazio a disposizione, avrei tenuto 2 conferenze sulla seduzione.
Non solo, avendo uno stand, sarebbe stata una fantastica occasione per venedere il libro.
Alla fine quindi accetto, investo questi 2 giorni per un pò di marketing e curiosità, sempre però con un filo di riserva.
Da come ne avevano parlato gli organizzatori mi immaginavo folle oceaniche di separati, divorziati, separandi e divorziandi affamati di nuovi incontri, opportunità e speranze…e il mio compito era quello di far capire a queste persone che la seduzione poteva essere un ulteriore modo per riprendersi la vita o viverne una nuova.
La realtà però è stata ben diversa.
All’apertura delle porte di folle nemmeno l’ombra. Qualche piccolo, sparuto gruppo di persone che timidamente si approcciava agli stand…qualche single che chiedeva informazioni…e poi…dalla porta la vera sorpresa:
UN’INVASIONE DI GIORNALISTI E CAMERAMEN che microfoni alla mano e curiosità negli occhi intervistavano gli stand più particolari: canale 5,Italia 1, rai 1, rai 2, la7 e poi le riviste donna moderna, visto, radio number one (uno degli sponsor della manifestazione).
E poi ancora Tv brasiliana e svizzera…insomma un evento mediatico pazzesco.
Personalmente sono stato molto contento in quanto sono riuscito a far capire, sia attraverso le conferenze che attraverso le interviste, cos’è per me la seduzione e in cosa consiste il mio lavoro.
Sono naturalmente felice delle opportunità che mi stanno capitando e degli incontri che sto facendo.
Ci tengo a ringraziare di cuore Federica per la collaborazione che stiamo creando, Adamo Pistocchi e Franco Zanetti di Ex puntoeacapo per l’invito e la manifestazione.
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La differenza che fa la differenza
Scritto da Andrea il aprile 27, 2010 – 11:30 pm -Da quando ho scritto il libro ho fatto diverse interviste relative alla seduzione.
Sono felice che piaccia, che sia divertente, pratico e che dia risultati ( a quanto mi dicono, era appunto l’obiettivo
), ma la cosa che mi rende ancora più felice riguarda l’applicabilità delle teorie anche in settori diversi dal rapporto uomo-donna.
Mi riferisco all’ambito lavorativo.
Non dovrebbe stupire la cosa, in quanto, come sottolineo nel libro, la seduzione è alla base di ogni rapporto umano ed è una forma molto efficace di comunicazione.
Il “condurre a sè” un cliente, un socio, un partner professionale dovrebbe essere il primo obiettivo di ogni professionista.
Come dice Jeffrey Gitomer “…sarà molto difficile concludere un affare con qualcuno, se non gli piaci”. Tanti pensano che la caratteristica principale sia creare fiducia nel cliente, altri ritengono che sia più iportante essere credibili, per poi installare fiducia.
Tutte cose molto vere, giuste e nobili.
Ma, prendendo spunto da una battuta di Jeffrey, “ti è capitato di uscire con qualcuno e dire “ho molta fiducia in questa persona, ma non mi piace per niente”?”
“Difficile”.
Un altro argomento, a mio avviso molto importante riguarda IL DISTINGUERSI dagli altri.
Ovviamente mi riferisco al concetto positivo, sano ed ecologico della DISTINZIONE…
Credo che sia veramente importante cercare di distinguersi grazie alle nostre caratteristiche personali E professionali senza seguire degli stereotipi troppo inflazionati: stessi comportamenti, stessi modi di fare, stesso abbigliamento, stessi servizi offerti e alla stessa maniera.
E’ vero, è rischioso “uscire dal coro”. E’ scomodo, ti espone alle critiche…e, allo stesso tempo, è uno dei modi più efficaci per ottenere risultati.
Credo fortemente che ogni professionista, abbia delle caratteristiche uniche che lo distinguano dagli altri.
Scoprire quali sono (carisma, cura del cliente, servizio migliore, cura del dettaglio, simpatia, qualità, ecc) e utilizzarle produce risultati.
Molto spesso la vera differenza, il vero valore, non è in una MACROqualità. E’ più probabile che sia una micro-caratteristica, all’apparenza anche molto semplice.
La PNL nasce da una domanda : “qual’è la differenza che fa la differenza?”
E’ una domanda molto semplice che può dare notevoli risultati. Ti invito pertanto a prendere carta e penna per fare il seguente, semplice esercizio.
Qual’è la differenza che fa la differenza:
- nel tuo modo di fare
- nel tuo aspetto fisico
- nel tuo carattere
- nel tuo servizio
- nel tuo lavoro
- nella tua azienda
- tra i tuoi colleghi
- nel tuo modo di comunicare
- nel tuo prodotto
- nei confronti dei tuoi concorrenti
- nel “tuo” mercato
- nella tua sfera d’influenza
- nella tua città, area, zona
- nel tuo marchio
- (aggiungi ciò che ritieni importante)
AF
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Il Monaco che vendette la sua Ferrari
Scritto da Andrea il aprile 13, 2010 – 10:51 pm -Sto leggendo (divorando è meglio
) un libro bellissimo.
L’autore è Robin Sharma, un’autorità nel mondo della leadership.
In questo libro, Sharma descrive, attraverso un racconto veramente appassionato, dei principi meravigliosi che, oltre a far riflettere, sono di grande ispirazione per migliorare la qualità della propria vita dal punto di vista fisico, mentale, emozionale e spirituale.
“IL MONACO…” è stato il suo primo libro, quello che l’ha fatto conoscere al mondo intero e devo dire con grande merito.
Personalmente amo molto la semplicità con la quale invita il lettore a compiere piccoli passi, ogni giorno, per prendere in mano le redini della propria vita.Ritengo sia, come tutti i suoi libri, un testo molto pratico, di consapevolezza e di allenamento allo stesso tempo.
Leggendolo è immediato come quasi spontaneamente si è portati alla facile pratica delle sue teorie.
I love this game
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Il Monaco che Vendette la sua Ferrari
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